Vittorio Zucconi è il direttore di Repubblica.it, una delle “grandi firme” del giornalismo italiano. Non si arriva per caso a quei livelli. Bisogna essere acuti, svegli, di polso. Ma di certo non è necessario essere anche intelligenti e morali. Ecco la dimostrazione!!!
Nella rubrica “Lettere al Direttore” di Repubblica.it Zucconi pubblica la missiva di un cattolico
che, con la moglie al quinto mese di gravidanza, ha deciso per l'aborto a causa di una diagnosticata malformazione del nascituro: sarebbe nato cieco e con problemi all’ipofisi.
Zucconi argomenta compiaciuto, lieto per la scelta “umana” dei genitori, peraltro confortata dai medici incontrati nell’iter diagnostico.
Ma qualcuno legge la mail. Torna a casa, lo dice alla moglie, insieme accendono il computer e scrivono: “Poiché né i medici, né lei, dall'alto della vostra sapienza e saggezza, avete saputo o voluto fornire a quest’uomo e soprattutto al suo bambino uno straccio di alternativa all'aborto, allora La prego di far pervenire a questi papà e mamma in pena questo messaggio: se pensano di non riuscire a dare a questo figlio malato l'amore e la cura di cui avrà bisogno, non si angustino! Sappiano che c'è una famiglia, la nostra, che è già pronta ad averlo così come nascerà. Non lo uccidano! È solo una persona malata e le persone malate vanno curate. Lo diano a noi! La preghiamo, faccia pervenire loro questo nostro appello”.
Ma Zucconi, dopo aver titolato la lettera “Io sono il più buono”, risponde: “Dunque sarebbero assassini quei due genitori disperati? A volte la bontà mi fa più paura della cattiveria. I cattivi, almeno, possono sempre ravvedersi e pentirsi, i buoni mai».
I due, sconfortati, rispondono con rabbia: “Addio Zucconi, la lasciamo in balìa della sua intelligenza arida, incapace neanche per un solo momento di provare pietà per un bambino che non saprà cosa vuol dire essere amato per davvero”.
Ma il nostro Direttore, non si arrende, e di fronte al coraggio di un gesto che spiazza (fino a creare problemi morali in chi, appunto, non ha l’ardire di compierlo), sentenzia: “Ma come osate? Ma che sapete di quali scelte abbiano dovuto fare loro, o io, nelle nostre vite. Addio, senza rimpianto. Non tollero neppure i fanatici in materie cretine come il pallone, figuriamoci su cose tanto serie”.
Ma chi sono questi due, che hanno osato un gesto così umano? Si chiamano Paolo e Marta, cristiani convertiti. Hanno cinque figli e praticamente altri due in affido (eppure erano disposti ad aprire la loro casa a un nuovo bambino con gravi handicap). Sostengono un "Centro di aiuto alla vita" (uno di quelli che, negli ultimi 30 anni, hanno aiutato più di 70mila donne e hanno propiziato la nascita di 70mila bambini che potevano essere soppressi).
Ma chi è quest’uomo, capace di una tale irrazionalità, di un tale cieco moralismo? Sempre Vittorio Zucconi, direttore di Repubblica.it e “grande firma” del giornalismo italiano. Si può arrivare dovunque, anche senza ragione, senza umanità. Anzi, dicono che sia la carta vincente.
sabato 7 luglio 2007
MA COSA HAI NELLA ZUCCA? STORIA DI ABORTI E GIORNALISTI
VITTORIO ZUCCONI: COSA PENSA UN DIRETTORE DI GIORNALE
lunedì 2 luglio 2007
La politica... e i nostri beni
Posto con sollecitudine queste poche righe di Davide Rondoni, poeta bolognese, pubblicate sul suo settimanale digitale "Clandestino zoom". Un occhio poetico, sbarazzino ed estremamente concreto sui cosiddetti "fatti" della politica di oggi.
Comunisti o ex che si occupano di banche e maneggiano finanza; democristiani o ex che non si scollano dalla poltrona; rivoluzionari da governicchio. In Italia cambia
poco. Le intercettazioni e le elezioni mostrano qualcosa che sapevamo già. Non siamo così banali da chiedere conto a D'Alema e a Fassino di essersi occupati del futuro di Lega Coop, né di pensare che un Prodi, uomo di potere, faccia un passo indietro visti i disastri elettorali e di governo. E nemmeno ai tristi manifestanti contro sè stessi di essere meno patetici. E' l'Italia della politica, che mai ha illuminato il mondo per il proprio fulgore profondo. Ma ci rivolgiamo a curare i nostri beni, le arti, le poesie, le belle donne, i panorami...E per queste cose, certo, anche la politica serve, ma fino a un certo punto.
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