giovedì 25 ottobre 2007

L'orgoglio "borghese" del signor Enzo Rossi

"Faccio il bene e mi riempio la bocca"
Sul blog di Giuseppe Padula ho letto l’intervista (naturalmente by Repubblica) al signor Enzo Rossi, imprenditore della pasta. Un uomo che non voleva essere il classico “signor Rossi”. E per riuscirci ha deciso di vivere per un mese assegnandosi lo stipendio dei suoi dipendenti. Il motivo? “Far vedere alle mie figlie come si vive in povertà” L’esito? “Dopo 20 giorni avevo già le tasche vuote. Sono tornato in azienda e ho aumentato di 200 euro lo stipendio dei miei dipendenti”. Insomma, un eroe, un Robin Hood dei nostri giorni.
Tutto questo mi ha fatto ricordare di un altro episodio. Due sposi hanno fatto una sorpresa ai loro invitati. Tutti aspettavano la bomboniera, ma all’interno del pacchetto consegnato a fine festa c’era un biglietto: “i soldi per l’acquisto delle bomboniere sono stati devoluti in beneficenza a….”
Chi me lo ha raccontato era piacevolmente sorpreso. Io mi sono incazzato da bestia. Ma si può fare un atto di bene con l’ansia “spettacolistica” di dirlo a tutti? Ha senso?
Io credo che la beneficenza (vera) sia un po’come l’amore (vero). Si fa in due, riservato, appassionato. Non appena ne parli è come se lo avessi distrutto… La vera beneficenza non si riempie la bocca… Non cerca vantaggi…Etc…etc…etc… (i più accorti sanno che sto già citando).
Insomma, ho cercato la mail del signor Rossi e gli ho scritto…
Egregio signor Rossi,
davvero un bel gesto. I miei complimenti.. Magari lo facessero anche altri..perchè certe condizioni sono davvero gravi. Ma perché ha sentito proprio il dovere di dirlo a tutti? Non poteva farlo in silenzio. Come un bel regalo ai suoi dipendenti. Come un dono..che è più bello di un diritto??
P.S.: ieri in Tv gli ascoltatori dicevano che compreranno la sua pasta per solidarietà col gesto. Mi permetta un sospetto: le sue vendite si triplicheranno nei prossimi giorni. Bella trovata pubblicitaria. Io le farò altra pubblicità.. gratis e senza dirlo a nessuno. Saluti.

Questa è la sua mail: lacampofilone@lacampofilone.it
Se qualcuno vuole dirgli che ne pensa… proprio nel momento in cui tutti (compreso il ministro Damiano) gli battono pubblicamente le mani.
Ah..non ditemi che dirlo serve a dare l'esempio....

Non sarà un'avventura / parte 3

"Dopo il respiro l'apnea". Perchè è drammatica ogni presa di coscienza.

“Ogni presa di coscienza è tragica”. Qualcuno me lo ha ripetuto ieri. Ed è proprio così. Quando scopriamo quello che siamo e che possiamo essere (e quindi quello che dobbiamo fare) diventa tutto più difficile, drammatico. E’ per questo che Pinocchio si incazza con quel (benedetto) grillaccio!!!
Nei giorni scorsi una di voi mi ha scritto una cosa bellissima: “Dopo il respiro siamo tornati in apnea”. Chissà… senza aver respirato mai forse non si sentirebbe neppure questa apnea… E l’apnea è drammatica. Ma vale comunque la pena provare il respiro o no?
Insomma, scoprire chi siamo è meraviglioso ma terribile allo stesso tempo: è una lotta, una sfida sempre nuova. Perchè è difficile durare. Ma in tutto questa difficoltà…
…di bello c’è che Eloisa mi difende
…di bello c’è che Dalila ha freddo, non ha il coraggio di farmi una domanda di Leopardi ma chiede di me (molto meglio)…
…di bello c’è che Francesca ha capito che il cambiamento è possibile…
…di bello c’è che la frase di sopra l’ha scritta Mary….
..... di bello c' che i "Peggiori" (Lippolis e Giancarlo) mi mancano...
…di bello c’è che ancora ci svegliamo, vediamo il sole, gli amici, la pioggia…. Di bello ci siamo noi! Vi sembra poco??? Non c’è solo l’apnea! Ma potremmo non vederlo….

Esperienze poetiche in fasce/ parte 1. "Il guaio di un uomo vero"

Lampo di poesia in dialetto altamurano. Da una mia ex alunna (e attuale amica).

Non stej iun ca dic'
Stoc a fè nud, quand
dop chessa port
stè nu munn’ ca m’aspett.
Nu munn acc’ssi grand’
ca m fesc send mnun. Iè serj’!
Sim tutt uguel,
la pnszim tutt’ alla stessa manir
nan j stej iun ca dic:
“Eh ca do stoc pur je ca nan a penz com a taj”
E c staj, nan ten u curagge d discl
Pccè po’ s mett’ contr a tutt’
E cuss ie scomd alla vit’ di nu cristien’.

Non c'è uno che dice
Sto qui a far nulla, quando dietro questa porta c’è un mondo che mi aspetta. Un mondo così grande che mi fa sentire piccola. Davvero! Siamo tutti uguali , la pensiamo allo stesso modo. Non c’è uno che dice: “Ci sono anch’io! E non la penso come te!”.E anche se c’è, non ha il coraggio di dirlo, perché poi si mette tutti contro. E questo è il guaio di un uomo vero!

venerdì 12 ottobre 2007

Chi offende e chi si offende (per le parole)…

Su un’esperienza scolastica (in)direttamente vissuta nel giorno dello sciopero
Ad Altamura (Bari) alcuni ragazzi non scioperano e provano a esprimere all'incirca quello che ho scritto io nel post precedente. Lo fanno entrando a scuola e discutendone in un’assemblea che loro stessi hanno richiesto. Gli scioperanti rispondono così al loro volantino: “Ci sentiamo insultati, da studenti, quando viene attaccata l’Unione degli Studenti, e tutte le altre firme che aderiscono alla Piattaforma per la Mobilitazione nazionale del 12 ottobre. Ci sentiamo offesi quando ci definite (tra le righe) servi, manipolati e burattini nelle mani di un altro. Noi non siamo questo. Siamo soltanto ragazzi che credono nel potere che ha una manifestazione di smuovere le acque e le coscienze, invitando chi è sopra di noi a dare voce alle nostre richieste. Non ci firmiamo con una sigla, non ci ripariamo dietro di essa, perché noi non siamo dei nessuno”.
Mi ha colpito il fatto che si sono detti “offesi”. E allora ho riflettuto: quando c’è da sentirsi offesi e reagire??? E mi sono risposto: quando ti privano di qualcosa, di un “bene” (tutti ci offendiamo se ci tolgono una gamba, il pane, la terra, la libertà).
Ma talvolta (come in questo caso) ci si “offende” per un giudizio, un volantino, insomma per delle parole. E quando accade non restano che due ipotesi: 1. quelle parole sono vere e rodono dentro; 2. da difendere non c’è un “bene” concreto ma una reputazione, un’immagine di sé (“noi non siamo dei nessuno” replicano).
E allora ho pensato alla storia… Chi ha un bene da difendere, se ne frega forse della reputazione??? Anzi, arriva a giocarsi pure la vita. Figuriamoci se lo offendono le parole (l’appellativo “brigante” nasce come offesa). Invece, chi si offende per le parole…cosa avrà di concreto da difendere???
Ma che ingenui!!! Non sanno, quei ragazzi, che i loro colleghi volevano proprio “offenderli”, toccarli, pro-vocarli?
E’ vivo solo chi offende (qualcuno o qualcosa). E’ vivo solo chi difende (qualcuno o qualcosa).
E’ morto chi (si) offende. E’ morto chi (si) difende. Perché, in fondo, non ha altro da difendere se non sé. O meglio, la buona immagine di sé.
Sono sempre più convinto: ho proprio azzeccato il titolo del blog. Vero???

"I bamboccioni nascono nelle aule di scuola". Sullo sciopero del 12 ottobre

Quando scioperare non costa nulla… e perciò lo fanno tutti (o quasi)

“I bamboccioni nascono nelle aule di scuola”. Titolava così, l’altro ieri, un articolo del Sole24ore. Dico la verità: non l’ho neppure letto. Ma quel titolo, oggi, rimbomba forte nelle mie orecchie. Perché stamattina, come per magia, è arrivata la conferma: sciopero degli studenti di tutte le scuole d’Italia. Il perché è scritto qui, in pieno stile “cigiellin-burocratese” (che tristezza! i nostri giovani parlano già così).
Lo hanno pensato a tavolino alcuni coordinamenti, reagendo d’impeto al ripristino degli esami di riparazione. Ma siccome c’è l’occasione, la lista di argomenti si allunga (come sempre) ai soliti problemi della scuola (troppi soldi alle private, mancanza di fondi, edilizia e blablabla).
Non so quanti ragazzi hanno ideato e scritto il documento. Ma so per certo quanti, tra gli scioperanti, lo hanno veramente letto (pochissimi) ..e quanti (moltissimi) lo hanno letto solo per argomentare la decisione (comunque già presa) di scioperare.
Eppure scioperano tutti. Perché in fondo, stamattina, è proprio facile scioperare! Anzi, è proprio difficile non farlo (“sei sempre il solito”..”non hai coraggio”…”ti fai comandare dai tuoi e dai prof”)..
Oggi scioperare non costa nulla: “perché se sciopera tutto l’istituto non sciopero mica io in prima persona??...perchè comunque non ci mettono l’assenza.. perché comunque è sempre un giorno in meno di scuola…???”. Oggi scioperano le classi, oggi scioperano i coordinamenti, oggi scioperano tutti. Ma non scioperano le “persone”: nessuno ci mette la propria faccia, nessuno il proprio nome. Non c’è nessuno che possa dire io. Oggi sciopera una massa, non un popolo. Oggi c’è una protesta di “avanguardie” e coordinamenti. Ma non di protagonismo reale nelle scuole. Il vero protagonismo, oggi, è quello di chi non protesta.
Mi consola vedere che ci sono ancora giudizi come questo e, soprattutto, tentativi come questo (l’unico veramente rischioso). Diciamocelo: la protesta di oggi è molto più vecchia dei ragazzi che la fanno… La protesta di oggi nasce come il Partito Democratico: dall’alto. Perciò non è vera protesta. Perciò, in fondo, non c’è niente di nuovo.

P.S.: (lo dico a bassa voce)…. questo sciopero lo appoggiano anche tanti docenti.. forse perchè in estate non vogliono lavorare. Mamma mia come è facile protestare oggi!!!!!! Sì..è facile e comodo: proprio come rimanere sempre a casa di mammà…senza rischi e responsabilità. Si può essere “bamboccioni” anche a 16 anni.

Pino Suriano – insegnante (non scioperante) di lettere

giovedì 11 ottobre 2007

Non sarà un'avventura/ parte 2

Ragazzi le cose belle che dite mi riempiono il cuore. Ma tenete desta una domanda. Perchè sono così? Perchè mi sono posto così? Perchè proprio così??? Perchè non lo fanno tutti??? Non sono così perchè sono geniale, perchè sono giovane o perchè ho l'entusiasmo delle prime esperienze...
Vi prego, non fate questa ipotesi... Il fatto è che ho avuto poco tempo per dirvelo. Ma chissà....Se le cose belle restano ricordi o sentimenti finiscono per morire. Se le cose belle diventano domande (sulla nostra vita) ci accompagnano per sempre.
Da ora il problema è capire se questo atteggiamento è possibile per voi. Come???

lunedì 8 ottobre 2007

Non sarà un'avventura....

Per i miei amici di VD e IV B

Mamma mia! Poco più di un giorno è passato da quando ho dovuto salutarvi… e neppure un mese dal mio arrivo. Ma ancora una volta scopro che le cose vere hanno più forza del tempo, che un istante può durare e incidere più di mille anni, se è vero. Mondo strano il nostro….Solo un mese lì da voi. Vi lascio e mi imbatto (stordito) nella potenza delle vostre parole.
Che dire quando uno come Fabio Milano (VD) arriva a scrivermi “è strano (in realtà non lo è affatto) come l'enorme dispiacere per averla persa come insegnante sia superato di gran lunga dalla gioia di averla potuta avere per un mese”. ????
O quando Francesca Skich (VD) mette in crisi le mia scelta: “le biglie di vetro le dobbiamo rompere una volta ogni tanto..almeno quando ci rendiamo conto che ne vale la pena!! C’è ancora speranza in quell’1 per cento…”???
O quando un “duro” come Filippo Errico (VD) arriva a sperare “ke questo non sia un definitivo addio...ma piuttosto la nascita di una "amicizia". ? O quando un tipo “silenzioso” come Francesco Surico proclamandosi “fiero alunno del prof. Suriano”, scrive:“finalmente dopo 5 anni la scuola ci ha fatti sentire parte di questo mondo grazie a lei”. ? O quando la signorina Eloisa (collega blogger non ancora “inquadrata”) arriva a dire “una cosa sola questa scuola ci ha regalato di buono dopo ben 5anni e ora ce l'ha portata via....! ? O quando quelli di IV B mi scrivono in un biglietto che “poche settimane sono bastate per stravolgere tutto il nostro modo di approcciarci alla vita…”?
Sapete quale è il bello di queste parole??? La libertà da cui sgorgano. Ora che non ho voti da mettervi, pagelle da assegnarvi, belle parole da dire ai vostri genitori… sono certo che quello che dite è vero, senza interessi. Meno male…
Vi auguro di rimanere sempre così, sempre giovani…. Perché la giovinezza è anzitutto un atteggiamento, un modo di guardare le cose… nella speranza profonda che ci attenda sempre qualcosa di bello e grande dietro la porta. Vi lascio due dediche. Una poesia di Ada Negri (tra le poetessa del ‘900 che purtroppo non studierete)… e una “canzonetta” di Battisti, che tutti canticchiano ma nessuno “ascolta” veramente. Provate a leggerle dando il “peso” alle parole, come ho provato a insegnarvi. Vedrete che vi parleranno.

Mia giovinezza (di Ada Negri)
«Non t'ho perduta. Sei rimasta in fondo
all'essere. Sei tu, ma un'altra sei:
senza fronda né fior, senza il lucente
riso che avevi al tempo che non torna,
senza quel canto.

Un'altra sei, più bella. Ami
e non pensi essere amata: ad ogni
fiore che sboccia o frutto che rosseggia
o pargolo che nasce, al Dio dei campi
e delle stirpi rendi grazie in cuore»

Un’avventura (di Lucio Battisti)
Non sarà un’avventura
Non può essere soltanto una primavera
Questo amore non è una stella,
che al mattino se ne va… no, no, no, no, no

No non sarà un’avventura
Non è un fuoco che col vento può morire
Ma vivrà, quanto il mondo
Fino a quando gli occhi miei
Avran luce per guardare gli occhi tuoi….

Che bello avervi incontrati ragazzi… Il prof.
P.S.: le foto sono già su Flickr scaricatele da lì e non da qui perchè sono a bassa risoluzione (quella di IV B è venuta tagliata)

venerdì 5 ottobre 2007

La società dei "Bamboccioni". Perchè non c'è da sentirsi offesi

E se Padoa Schioppa avesse ragione?

La verità ti fa male lo so…”. Sin da piccolo ho imparato questa regoletta: se uno fa una battuta e tutti si offendono vuol dire (al 99%) che ha fatto centro. Ha detto una “scomoda” verità. Così ieri Tommaso Padoa Schioppa. L’anziano Ministro bacchetta come “bamboccioni” i giovani che a più di 30 anni stanno troppo bene a casa e non vogliono saperne di andarsene.
E subito si alza il coro degli offesi. “Provi a dirlo ai precari di un call center” gridano in molti (come l’amico Radiopalomar)… “Ognuno deve essere libero di fare le proprie scelte di vita”.. (dicono altri)…
Le reazioni saranno pure comprensibili…. ma evidenziano che il ministro ha fatto centro.
Perché ha detto una pura e semplice verità: la gente vuole vivere coi genitori. Vuole…anche quando non deve. E questo non è bello.
Il Ministro, forse senza volerlo, pone un importante problema culturale e sociale, perchè il dato evidenzia una mentalità comune: “preferiamo la comodità alla responsabilità”… la responsabilità sociale di mettere su famiglia.. di dare vita ad altri (come è stata data a noi) magari anche con qualche sacrificio, con qualche rinuncia… Questa responsabilità (diciamocelo) quasi sempre non la sentiamo prima dei 35. Che c’è di male? Nulla? (eppure la biologia definisce “gravida attempata” una donna di 26 anni!!!).
Noi abbiamo da fare altro… abbiamo da “realizzarci”. E oggi realizzarsi significa tutto tranne che crescere e educare un figlio, mettere su famiglia.
E allora tutti in corsa… a cercare un successo che potrebbe non arrivare mai (o che arriverà solo per pochi). Tutti in corsa a raggiungere una carriera… tutti a raggiungere un futuro che vediamo in lontananza. E allora master, specializzazioni, gavette, tirocinii, formazioni, etc. La gara comincia… va avanti… e alla fine ce la farai. E quando ce l’hai fatta ti accorgi che sei diventato un bravo avvocato, un bravo giornalista, un bravo qualsiasi cosa…ma scopri che ormai hai 40 anni e….non hai avuto il tempo e la possibilità (in fondo la volontà) di fare famiglia.
E scopri che dopo tutto non sei veramente più felice del giorno prima…
BASILICATA - Qui il dato è ancora più grave… Mamma mia quanta gente accetta di prendere poche centinaia di euro dai giornali perché deve fare per forza “il giornalista” (e come potrebbe sposarsi?). Quanta gente muore negli studi degli avvocati fino a 40 anni perché deve fare l’avvocato (e se donna quando diventerà mamma)? E sapete quanti ancora stanno morendo dietro alle centinaia di inutili corsi della Regione Basilicata che promettono di renderli professionisti di questo o quello???
Certo.. ognuno è libero di fare quello che vuole. Ma anche gli altri sono liberi di giudicarlo..E di dire che continuando così costruiremo i nostri successi… ma non certo una bella società..semmai una società di bamboccioni (che saranno papà all’età dei loro nonni). La colpa sarà anche della crisi e del precariato ..ma forse (in fondo in fondo) è un problema di mentalità.

P.S. Chiarisco che il mio giudizio non vuole ferire nessuno (semmai pro-vocare)…. Ma su questo mi sento particolarmente libero di dire la mia. Perché (questa volta più che altrove) parlo sulla base di un’esperienza… di un tentativo reale avviato in questo senso con altre coppie di amici (almeno sei).
Noi ci stiamo provando… Con un piccolo “pregiudizio” alla base. …che la strada per la felicità e la realizzazione non è quella della comodità e del prestigio sociale… Anche se tutte ciò non ci fa schifo!!!