Banco Alimentare: Non solo un aiuto ai poveri

on lunedì 28 novembre 2011
L'articolo pubblicato sabato mattina sulla prima pagina del Quotidiano della Basilicata

Oggi, nei supermercati di tutta Italia, gireranno in pettorina gialla i volontari del Banco Alimentare. Non mancheranno neppure in Basilicata, per chiedere agli avventori dei negozi di acquistare prodotti non deperibili da recapitare ai poveri del Paese. Visti i tempi che corrono, non sarà un’impresa facile.
Si tratta di una di quelle iniziative alle quali è fin troppo facile dare la propria approvazione. “Aiuta i poveri – si sente dire - è un gesto nobile, costruttivo, tanto più in tempi di crisi” eccetera eccetera. Lo dicono in tanti. Io, invece, vorrei provare a spostare l’attenzione sul più grande paradosso che caratterizza l’evento. E’ questo: molti dei volontari impegnati - tra cui io stesso - sarebbero lì anche se non si raccogliesse un pacco di pasta, anche se neppure un povero fosse aiutato!
Proprio così: il motore principale di una raccolta per i poveri non è aiutare i poveri. Non lo invento dal nulla. Basti pensare che molti dei volontari che saranno impegnati, durante l’estate, vanno a fare volontariato anche a Rimini, gratuitamente e pagandosi vitto e alloggio. Lì non aiutano i poveri, ma tengono in piedi una kermesse internazionale (è il famoso Meeting di Rimini) che costa milioni di euro. Sarebbero soldi sufficienti per sfamare centinaia di famiglie povere, eppure molti volontari lo fanno -  dicono - per la stessa ragione per cui fanno il Banco Alimentare. Un gran bel paradosso, no? In tanti, sbrigativamente, lo ritengono semplicemente un’incoerenza. Non lo è.
Cosa c’è, allora, all’origine di questa apparente contraddizione? Qual è, insomma, la ragione che “muove la baracca”, se non, almeno in prima istanza, l’aiuto alle famiglie povere? Per non generalizzare, proverò a spiegare almeno la ragione per cui lo faccio io. Lo dico in modo “brutale”: ciò che mi porta a farlo è l’aver scoperto il cristianesimo (nella Chiesa Cattolica) come la “cosa” più bella e umana della vita, che la riempie di gioia e speranza, e accende il desiderio (talvolta vivo e talvolta pigro, ma sempre insopprimibile) di comunicare al mondo questa bella notizia. Quasi per un contraccolpo di contentezza, più che per un nobile scopo, ci si lancia nella cose: facendo i volontari al Meeting o al Banco, facendo il proprio lavoro con impegno o vivendo la dimensione familiare. E’ la stessa cosa. Il Banco, perciò, è lo slancio di una vita che porta una bella notizia, non lo sforzo ossessivo di darle un senso facendo il bene.
 Del resto tanti altri fanno volontariato e beneficienza di questo tipo: tante realtà sociali (dai marxisti ai massoni), tanta gente comune. Per carità, lo fanno in maniera dignitosa e sempre auspicabile, ma per me non è la stessa cosa. Ci tengo a marcare la differenza, non per pura smania di originalità, né per una inutile rivendicazione di orgoglio identitario, ma perché credo che la ragione che sta alla base di un’azione incida profondamente sul modo di compierla, fino a cambiarne la natura e l’esito.
Mi spiego, provando a immaginarmi all’opera questa sera. Come starò di fronte al signore benestante e forse snob, che mi guarderà seccato e mi manderà a quel paese quando gli chiederò un aiuto? Lo riterrò indegno e peggiore di me? Appena avrà girato l’angolo lo coprirò di insulti o di qualche analisi sociologica sugli egoismi della borghesia? Spero di no. Spero (e qui la differenza di cui sopra prenderà forma) di riuscire a guardare lui con la stessa gratitudine con cui guarderò qualcun altro che, magari, avrà  donato gli ultimi soldi rimasti in tasca: entrambi originati dallo stesso Mistero buono che fa tutte le cose.
Tutto questo mi servirà a guardare meglio me stesso. Perché io,  forse, non sono meno avido dell’uomo ricco che mi negherà l’aiuto, né, soprattutto, meno bisognoso del povero al quale andranno i pacchi. Magari (per il momento) non bisognoso di viveri, ma, come il ricco e il povero, bisognoso di felicità,di salvezza. Bisognoso, e non più meritevole di loro solo perché faccio il “volontario”. Per me possono declinarsi così, le dieci righe con cui il Banco Alimentare ha voluto esprimere le ragioni del gesto. Sul sito dell’organizzazione si chiede a tutti di diffonderle. Diffondiamole: “Il momento storico che stiamo vivendo rimane molto delicato e drammatico. I Poveri sono in costante crescita e sono sempre più prossimi a ciascuno di noi.  Non manca solo il cibo, manca il lavoro, la casa e soprattutto sembrano venir meno le ragioni per sperare  e per questo si è sempre più soli; una solitudine spesso avvertita da chiunque, poveri o ricchi. Cristo, presente ora, colma quella solitudine, risponde a tutte le esigenze del nostro cuore.  Per questa esperienza, proponiamo a ognuno la Colletta Alimentare, perché facendo la spesa per chi è nel bisogno, si ridesti tutta la nostra persona, cominciando a vivere all’altezza dei desideri del nostro cuore.”
Pino Suriano
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